Cura con Cellule Fetali iniettate nel Cervello

GLI SCIENZIATI RISCOPRONO L’IMPIANTO FETALE PER LA CURA DEL PARKINSON

 
Redazione: Parkinson’s Life

  Pubblicato: 27 maggio 2015

Cellule fetali iniettate nel cervello di un uomo tra i 50 e i 60 anni per “curare” il suo Parkinson.

 
Ad un uomo con il Parkinson sono state iniettate cellule fetali nel cervello nel tentativo di “curare” la malattia, revival di un trattamento sperimentato nel 1980, secondo un rapporto del New Scientist.
Il procedimento è stato sviluppato in Svezia quasi 30 anni fa, ma è stato abbandonato a favore della stimolazione cerebrale profonda (DBS) al termine di esperimenti eseguiti negli Stati Uniti che non sono riusciti a dimostrare miglioramenti significativi nei primi due anni successivi alle iniezioni.
Tuttavia gli scienziati stanno esplorando questo trattamento sperimentale ancora una volta, perché molti partecipanti svedesi e statunitensi, come riferito, hanno mostrato notevoli miglioramenti dopo tre anni o più (a esperimenti conclusi) a causa del tempo necessario alle cellule fetali per connettersi correttamente al cervello del destinatario.
Roger Barker dell’Università di Cambridge nel Regno Unito, sta conducendo la squadra che sta rivalutando la procedura.
Ha dichiarato al New Scientist: “Nel migliore dei casi, i pazienti che hanno avuto il trattamento sono praticamente tornati alla normalità.”
L’ultimo paziente, tra i 50 e i 60 anni, è la prima persona con Parkinson in quasi 20 anni a sottoporsi a questo tipo di trattamento e si spera che entro cinque anni possa riprendere il pieno controllo dei propri movimenti.
Il professor Barker ha dichiarato al New Scientist che la procedura “sembrava andare bene.”

CELLULE FETALI INIETTATE NEL CERVELLO DI UN UOMO PER CURARE IL PARKINSON

 
Ad un uomo tra i 50 e i 60 anni con la malattia di Parkinson sono state iniettate cellule fetali nel cervello la settimana scorsa.
È la prima persona in quasi 20 anni ad essere trattata in questo modo e potrebbe recuperare il pieno controllo dei propri movimenti in circa cinque anni. “Sembrava andare bene”, dice Roger Barker dell’Università di Cambridge, che guida il team internazionale che ripropone la procedura.
Il trattamento è stato lanciato 28 anni fa in Svezia, ma due studi negli Stati Uniti non hanno registrato alcun beneficio significativo nei primi due anni successivi alle iniezioni e la procedura è stata abbandonata in favore di trattamenti di stimolazione cerebrale profonda.
Ciò che questi studi hanno trascurato è che ci vogliono diversi anni alle cellule fetali per assestarsi e collegarsi correttamente al cervello del destinatario.
Le condizioni di molti destinatari svedesi e nordamericani sono notevolmente migliorate circa tre anni o più successivamente agli impianti; molto tempo dopo che i test erano terminati.
“Nel migliore dei casi, i pazienti che hanno avuto il trattamento sono praticamente tornati alla normalità”, dice Barker.
Dopo che le cellule fetali si sono correttamente connesse nei loro cervelli, hanno iniziato a produrre dopamina; bassi livelli di dopamina causano il classico sintomo del Parkinson dei movimenti incontrollati.
Infatti, le cellule hanno prodotto talmente tanta dopamina che molti pazienti hanno potuto interrompere l’assunzione di farmaci.
“La prospettiva di non dover prendere i farmaci per il Parkinson è fantastica” dice James Beck della fondazione della malattia di Parkinson negli Stati Uniti. Poiché i primi esperimenti non mostrarono miglioramenti, nessuno ha ricevuto cellule cerebrali fetali dal 1990.
Ma l’uomo trattato presso l’ospedale Addenbrooke di Cambridge il 18 maggio non ha ricevuto un trattamento completo, perché l’equipe medica disponeva di cellule per il solo trattamento di una metà del suo cervello.
Il trapianto dipende dalle donazioni di cellule fetali da parte di donne al termine della gravidanza, per cui i ricercatori non possono sapere quando le cellule si rendono disponibili.
Occorrono cellule di almeno tre feti per trattare ogni metà del cervello e quattro precedenti tentativi di trattare lo stesso uomo hanno dovuto essere interrotti a causa della mancanza di cellule.

Mancanza di cellule

  Ma Barker spera di trattare presto l’altra metà del cervello dell’uomo.
“Ci si aspetterebbe che se trattiamo entrambe le parti, si vedranno miglioramenti in un periodo compreso tra i sei e i dodici mesi”, dice Barker.
Ma i benefici più evidenti sono previsti tra i 3 e i 5 anni, e devono essere successivamente protratti per oltre un decennio, dice.
Il team ha in programma di testare il trattamento di altre 19 persone, in un esperimento condiviso tra Cambridge e la Svezia.
Barker vede la rinascita della tecnica come un trampolino di lancio per l’iniezione di cellule staminali che producano dopamina (vedi “Le Cellule Staminali: il prossimo passo” qui di seguito).
Prove di tali trattamenti sono attesi già nel 2017, e le speranze di Barker sono che le lezioni apprese dai trapianti di cellule fetali saranno utili in merito alle applicazioni e alle valutazioni una volta che saranno pronti.
“Siamo ora sulla strada verso una versione 2.0 del modello di riferimento della terapia cellulare”, dice Lorenz Studer del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York.
Pensa che le cure del futuro comporteranno l’uso di neuroni dopaminergici provenienti da cellule staminali, piuttosto che da cellule fetali, cosa che risolverà definitivamente il problema dell’approvvigionamento.
I membri della Parkinson’s Disease Global Force si sono incontrati a New York la scorsa settimana per discutere lo stato di avanzamento dei lavori sulle cellule staminali.
Quando Barker ha annunciato che il primo paziente della sua equipe aveva appena lasciato la sala operatoria, i partecipanti alla riunione sono scoppiati in un applauso spontaneo.
“C’è la concreta sensazione all’interno della comunità che uno sforzo di collaborazione si renda necessario affinché il trattamento con le cellule funzioni, e che esiste la possibilità di cambiare davvero la vita di centinaia di persone in tutto il mondo”, ha detto Barker.

LE CELLULE STAMINALI: IL PROSSIMO PASSO

 
L’equipe dietro il trattamento con cellule fetali spera che questa procedura aprirà la strada ai trattamenti con cellule staminali su misura per sostituire la dopamina mancante nelle persone con malattia di Parkinson.
Piuttosto che fare affidamento su cellule fetali, questi trattamenti con le cellule staminali in teoria potrebbero essere fatte su ordinazione.
Quattro equipe (due in Europa e due negli Stati Uniti) sono riuscite a produrre i neuroni dopaminergici da cellule staminali embrionali e tutti sperano di usarle per il trattamento di persone con Parkinson.
A differenza delle cellule fetali, queste cellule staminali possono garantire una fornitura illimitata di neuroni perché possono moltiplicare se stesse molte volte.
Nel frattempo in Giappone, i ricercatori stanno usando cellule staminali “pluripotenti indotte” per produrre le cellule che producono dopamina.
A differenza delle cellule staminali embrionali, queste cellule iPS possono essere create da tessuti corporei ordinari di un adulto.
Roger Barker dell’Università di Cambridge, dice che tutte queste equipe si stanno ora attrezzando per testare le proprie cellule nei pazienti, con la speranza di iniziare nel 2017.