Laura si racconta

Laura si racconta
Io e Luca

Ho pensato a cosa avrei potuto scrivere cercando di immaginare ciò che voi avreste voluto sapere di me. Ma io, come del resto ognuno di noi, sono “tante cose”, ho tanti ruoli. Dato che lo scritto mi è stato chiesto per il sito dell'AIGP, ero tentata di scrivere di me in merito al Parkinson di Luca, ma l'idea sinceramente non mi piaceva … ci ho pensato … , non mi piaceva perché io e Luca abbiamo una storia lunga che viene prima del Parkinson e che andrà oltre il Parkinson, perché il Parkinson è solo un aspetto di Luca (seppur molto ingombrante, almeno ora), come può essere il mio mal di mani.   Sono Laura, ho anagraficamente 42 anni, ma il mio spirito è più giovane.
Sono sempre stata una contestatrice, una combattente, anche se con il tempo ho un po' imparato a essere diplomatica e a canalizzare le differenti vedute in termini costruttivi e non distruttivi (quando si può), mia figlia, dall'alto dei suoi 19 anni, dice che mi sono un po' rammollita (può essere “todo depende”) Le mie passioni sono i cavalli e la danza popolare, ed in generale la vita attiva all'aria aperta.
Sono educatrice professionale addetto alla terapia per mezzo del cavallo, faccio riabilitazione equestre per gli ospiti dell'associazione di cui sono dipendente. Ho tre splendidi figli, Chiara 19 anni, Francesco 13 e Gabriele quasi 3.
Io e Luca ci siamo conosciuti nel 1990 all'oratorio, da subito abbiamo condiviso interessi (la montagna, la bicicletta, i viaggi) e valori (abbiamo avuto varie esperienze di fede, la solidarietà internazionale, ci eravamo proposti per un'esperienza di volontariato internazionale ma non ci hanno voluti perché troppo giovani, la sobrietà, la salvaguardia del creato).
Nel 1991, il 14 febbraio, ci siamo fidanzati, a fine '92 ci siamo sposati e il 27 maggio '93 è nata Chiara. Che fatica poi rimettere tutto insieme, abbiamo passato anni impegnativi per ristabilite un equilibrio di coppia e di famiglia, ma ce l'abbiamo fatta. Abbiamo avuto varie esperienze di impegno sociale (la parte più sociale della coppia sono io, Luca è più riservato e pantofolaio o almeno lo era fino a che non ha incontrato gli amici dell'AIGP) il gruppo coppie (da quando siamo sposati ne facciamo parte, o meglio inizialmente era il gruppo di catechismo dei giovani), il gruppo per le adozioni a distanza, il GAS, la Banca del tempo.
L'arrivo di Gabriele, pur spiazzandoci, ci ha dato la spinta per fare ulteriori scelte. Abbiamo deciso che avrei chiesto una riduzione d'orario per poter seguire la famiglia, cosa che da sempre desideravamo ma che non eravamo mai riusciti a concretizzare forse anche per paura di lasciare uno stipendio pieno. Dopo i primi mesi, devastanti dal punto di vista fisico perché il piccolo non dormiva la notte, Luca ha iniziato ad essere stanco e demotivato, quindi per i primi due anni abbiamo vissuto una situazione molto tesa a livello di coppia, in cui io leggevo questa stanchezza e non voglia come il rifiuto di adeguarsi ai ritmi di un nuovo cucciolo e che si traduceva nel lasciarmi sola ad occuparmi di tutto. Ero stanca e soprattutto arrabbiata.
Quando Luca è andato alla visita neurologica prescrittagli dal medico di base io non c'ero, ero certa che fosse una perdita di tempo, che avrebbe dovuto mandarlo dallo psicologo in caso;quindi quando è tornato a casa dicendomi ciò che gli aveva detto rimasi sconvolta. Presi la notizia nel modo più negativo, entrai in un periodo molto triste, spesso mi trovavo a piangere, non amavo parlarne per la paura di crollare, quindi mi sentivo molto sola, fortunatamente c'erano Chiara, Francesco, Gabriele e il mio lavoro a distogliere i pensieri tristi, ma soprattutto fu la reazione di Luca a far la differenza, la sua visione positiva. Anche se da un certo punto di vista inizialmente mi faceva arrabbiare, mi sembrava innaturale. Come nostra abitudine, dopo qualche giorno abbiamo fatto partecipi della notizia i nostri figli, anche perché sarebbe stato impossibile nasconder loro la tensione e la tristezza che circolavano in casa. Poi gli altri parenti vicini (genitori, sorelle) ed anche gli amici più stretti. L'abbiamo fatto contattandoli e chiedendogli un “appuntamento” urgente per comunicar loro una cosa importante (era come quando abbiamo comunicato l'attesa di Gabriele).
Ci ha fatto piacere cogliere in ognuno la disponibilità a starci vicino e non disperazione e pietismo. Ci è stata proposta l'opportunità di partecipare ad un percorso di sostegno psicologico, che abbiamo accolto consci del fatto che avremmo dovuto ristabilire gli equilibri all'interno della famiglia e della coppia in funzione di questo nuovo intruso, il Parkinson.
E' un percorso che tuttora stiamo facendo e che ci ha molto aiutato, anche la serenità con cui riesco a scrivere queste righe penso sia imputabile a ciò. Penso che un altro elemento facilitante rispetto all'accettazione del Parkinson sia la formazione professionale, io e Luca lavoriamo con i disabili da 20 anni e la nostra associazione ha sempre puntato sull'integrazione e la valorizzazione dell'individuo in quanto persona, crediamo fermamente che ognuno abbia punti di forza e di debolezza, abilità e disabilità al di là delle situazioni “patologiche”; ogni giorno aiutiamo le persone a superare le barriere che incontrano ed a scoprire e realizzare i loro sogni. Sicuramente quando il soggetto in questione sei tu c'è bisogno di un po' di tempo per digerire il rospo, ma poi la strada è prevalentemente in discesa. Penso che ciò che da valore alla vita siano i sogni intesi come progetti realizzabili, per cui l'importante è continuare a sognare … ed insieme viene meglio!