Trattamenti

Quali sono i possibili trattamenti della malattia di Parkinson?
È importante riconoscere che al momento non esiste nessuna cura per la malattia di Parkinson. Ciò nonostante esistono numerosi tipi di trattamento, che rendono possibile gestire i sintomi della patologia in modo efficace per molti anni, consentendo al paziente di condurre una vita relativamente normale. Con l’aiuto di un neurologo, il paziente può decidere quale terapia è più indicata ai propri sintomi ed esigenze specifiche. Se i sintomi non risultano particolarmente fastidiosi, all’inizio il paziente può decidere, assieme al neurologo, di non trattarli, concentrandosi invece su uno stile di vita sano, che includa attività fisica, relax e regime alimentare corretto, da osservare per tutta la vita.

Trattamento farmacologico orale
Quando i sintomi iniziano a interferire con la vita del paziente, inizialmente possono essere gestiti con piccole quantità di farmaci antiparkinsoniani (ad es. agonisti della dopamina, levodopa, ecc.), da assumere per bocca (per via orale). Tali farmaci sono studiati per aumentare il livello di dopamina che raggiunge il cervello, oppure per stimolare le aree cerebrali in cui agisce la dopamina. La natura estremamente individuale della malattia di Parkinson comporta la risposta differenziata alla terapia farmacologica da parte dei pazienti, ed è pertanto importante che i farmaci siano prescritti e adattati secondo le esigenze specifiche di ogni soggetto. Mano a mano che la malattia progredisce, i pazienti possono richiedere dosaggi più elevati o diversi tipi di farmaci per tenere i sintomi sotto controllo. Ciò può tuttavia essere associato a un aumento degli effetti collaterali, tra cui nausea, vomito, vertigini, psicosi, discinesia, ecc. Prima o poi accade che la terapia farmacologica non riesca più a tenere sotto controllo i sintomi in modo efficace oppure che si manifestino preoccupanti effetti collaterali. Quando ciò avviene, esistono molte altre terapie a cui ricorrere.

Metodi alternativi di erogazione di farmaci
La maggior parte dei farmaci antiparkinsoniani vengono assunti per via orale: ciò significa che attraversano lo stomaco, dove avviene una rapida scomposizione che ne riduce l’efficacia. Per evitare questo inconveniente, esistono due farmaci che possono essere somministrati in modo da bypassare completamente lo stomaco.

Apomorfina – questo farmaco, che non può essere assunto per via orale sotto forma di compressa, poiché viene scomposto e reso inattivo nel fegato, è somministrato nel tessuto adiposo sottocutaneo, dove può poi raggiungere il circolo sanguigno. Il farmaco viene iniettato sotto cute oppure somministrato in continuo con l’ausilio di un microinfusore. L’apomorfina può essere efficace per alcuni pazienti ed è comunemente utilizzata in caso di controllo inadeguato della malattia di Parkinson. È possibile somministrarla da sola o in combinazione con farmaci antiparkinsoniani orali.

Gel a base di levodopa/carbidopa – questo farmaco viene somministrato attraverso una pompa esterna collegata a un catetere impiantato chirurgicamente nella parte superiore dell’intestino, da cui è assorbito nel sangue. Questo metodo consente l’erogazione continua del farmaco per l’intera giornata. Si tratta di una terapia applicati a pazienti affetti da malattia di Parkinson in fase avanzata. Si è rivelata efficace, ma richiede che il paziente sia sempre collegato a una pompa esterna, una condizione che può limitare alcune attività quotidiane.

DBS

Procedure chirurgiche alternative
La procedura lesionale, un altro tipo di intervento per il trattamento dei sintomi della malattia di Parkinson, prevede l’inserimento chirurgico, a livello cerebrale, di elettrodi che determinano danni selettivi alle cellule preposte al controllo del movimento, contribuendo così ad evitare il tremore. (Gli elettrodi vengono rimossi al tremine dell’intervento). La procedura lesionale, anche se ancora applicata in alcuni pazienti, è un metodo irreversibile ed è pertanto utilizzata in misura limitata.

Future terapie
Molte ricerche sono in corso per mettere a punto nuove e migliori terapie (tra cui metodi ottimali di erogazione dei farmaci), che contribuiscano a gestire i sintomi della malattia di Parkinson: cellule staminali, ricerca genetica, innesti e trapianti di tessuti neuronali. Sebbene lo sviluppo completo di queste terapie richieda ancora molti anni, forse in futuro esse potranno rivelarsi efficaci nel trattamento della malattia di Parkinson, rappresentando una valida alternativa una volta approvate a livello commerciale; il paziente potrà infatti ricorrervi anche qualora si sia già sottoposto alla stimolazione cerebrale profonda, dal momento che la terapia DBS è una procedura reversibile.

È importante che i pazienti analizzino a fondo tutte queste opzioni terapeutiche con il neurologo, affinché sia garantita la scelta della terapia più indicata, in grado di ridurre i sintomi specifici nel modo più efficace.